DICEMBRE 1967. MEMPHIS (TENNESSEE) USA

Era una brumosa mattina dell'ultimo mese dell'anno, gli orchestrali rinfoderavano mestamente gli strumenti. L'euforia della cerimonia era scemata. Quella specie di stordimento che aveva coinvolto le migliaia di presenti, per un po' sopraffatti dalla potenza della musica, aveva lasciato il posto ad una sconsolata tristezza.
Le poderose bordate della sezione di fiati non colpivano più i timpani.
Le note pesanti del basso non percuotevano più il ventre della gente. Le rullate della batteria non strapazzavano più la testa delle persone. Solo lo scalpiccìo di quelli che lentamente, di malavoglia, si allontanavano.
Era come se tutta quella musica fosse servita solo per coprire e rimuovere il grande senso di freddo e di solitudine. Già, perché tutta quella folla si sentiva orfana e sola.
Lì, a qualche metro sottoterra, stava immobile il corpo di colui che aveva dato gioia, passione e voglia di vivere. Un corpo nascosto agli occhi di tutti da qualche manciata di terra. Ma una cosa più di tutte era terrificante: il silenzio.
Un silenzio che nessun rumore, nessuna voce e nessuno strumento poteva riempire. Silenzio.
La sua voce, la voce di Otis Redding, ormai taceva per sempre.

27 APRILE 1968. ORE 17.30. POMEZIA (ROMA)
La sala del bar Montibeller era stracolma. Emilio si scolava una birra mentre continuava a diteggiare furiosamente un giro di basso. Lucio, con la sigaretta tra le labbra torturava le chiavi per accordare la sua chitarra. Nella sala si soffocava. Un fumo acre e denso faceva da cortina tra spettatori e musicisti. Vito ripassava con la sua voce roca i testi in inglese. Era la loro prima esibizione dovevano attaccare "Let's spend the night together". Nell'attesa i "Radar" erano nervosi, qualche battibecco, un paio di accidenti, l'atmosfera era tesa. Erano tutti agitati per quel concerto, ma di sicuro non immaginavano cosa li aspettava. Non sapevano che di lì a qualche mese non sarebbero stati più i Radar. Non sapevano che da quel complessetto stava per nascere una grande band. Non potevano sapere che sarebbero diventati addirittura Niente di Precyso. E non sapevano soprattutto che quel pomeriggio insieme a loro, lì sul palco del Montibeller, c'era qualcuno che loro non potevano vedere: era lo spirito di Otis, che stava lì, ben deciso a piantarsi nelle loro dannate anime e a non sloggiare per tutta la loro maledettissima vita.